EDITORIALE
Un sito come oggetto di ricerca: come abbiamo costruito il nuovo chirale.it
Il racconto delle scelte tecniche ed estetiche dietro il nuovo chirale.it.
Davvero un sito di un centro di ricerca, una scuola e uno studio di produzione ha bisogno di un sistema di gestione dei contenuti, un database, un carrello, dei form, dei pannelli di amministrazione, dei plugin che si aggiornano da soli, dei banner per i cookie, dei popup per la newsletter, di un cloud che fatturi a consumo?
La risposta, dopo aver studiato a lungo prodotti e architetture diverse, è stata: no.
Non subito, non in questa forma, non per quello che vogliamo raccontare.
Le scelte di fondo
Abbiamo lavorato con un piccolo numero di strumenti, scelti per ragioni precise. Il generatore di pagine si chiama Astro: produce HTML statico al build e spedisce JavaScript solo dove l’interattività serve davvero. Il linguaggio è TypeScript in modalità strict: ogni contenuto, ogni utility, ogni rotta è tipizzata. Il CSS è scritto a mano, con custom properties per i token (colori, font, spaziature, animazioni) e CSS Modules per i componenti. Niente Tailwind, niente CSS-in-JS, niente framework UI lato client di default. Il pacchetto è gestito con pnpm, il sito è ospitato su Cloudflare Pages, il deploy è un comando.
Il sito è trilingue: italiano, inglese, spagnolo. L’italiano vive sotto la radice, le altre due lingue sotto i prefissi /en/ e /es/. Gli URL sono tradotti dove ha senso: /chi-siamo/ diventa /en/about/ e /es/sobre-nosotros/. I nomi propri restano nella loro lingua originaria: Chirale, Spazio Chirale, Punto Chirale, Tratto Chirale.
Le stringhe dell’interfaccia, gli articoli, le definizioni del glossario sono file di testo organizzati per lingua e per sezione. Aggiungere una traduzione significa aggiungere un file.
Il risultato sono quattrocento pagine HTML generate al build, senza che nessuna di esse esista come record in un database. Per chi naviga, il sito appare per quello che è: una sequenza di pagine leggere, pronte, già lì.
Contenuti come dati
Una delle scelte più chiare è stata trattare i contenuti come dati, non come documenti gestiti da un’interfaccia. Centodiciassette articoli del vecchio sito WordPress sono stati esportati come file Markdown, tradotti in tre lingue, e oggi vivono nel repository come trecentocinquantuno file di testo divisi per cartelle e per locale. Ogni articolo ha una piccola scheda di intestazione — data, slug, copertina, lingua, URL legacy — che viene validata al momento del build. Se manca un campo, se una data è scritta male, se la copertina non ha il testo alternativo, il build si interrompe prima del deploy. È una rete di sicurezza editoriale: garantisce che ogni contenuto pubblicato rispetti uno standard minimo.
Aggiungere una pagina nuova, in questo schema, significa creare tre file JSON (uno per lingua) e tre rotte. Un’operazione che si fa in dieci minuti, con qualunque editor di testo, da qualunque computer. Senza imparare nulla di nuovo.
Niente CMS, niente cookie, niente form
Queste tre assenze, prese insieme, definiscono il sito molto più di qualunque scelta tecnologica.
Niente CMS. Pubblicare un articolo significa aprire un file, scriverlo, fare un commit, fare un push. Il deploy parte da solo. Non c’è un pannello di amministrazione da proteggere, un utente da gestire, una password da ruotare, un plugin da aggiornare. La superficie di attacco è prossima allo zero. Il versionamento è quello nativo di Git: ogni modifica è tracciata, ogni stato precedente è recuperabile, ogni contributo è firmato.
Niente cookie, niente banner. Il sito non installa cookie di profilazione, non chiede consensi, non mostra avvisi a chi arriva. Le statistiche di visita, quando le attiveremo, saranno servite da un sistema cookieless — niente identificativi univoci, niente tracciamento individuale. È una scelta che semplifica la nostra vita e quella di chi ci legge: una pagina che si apre e mostra subito ciò che ha da mostrare.
Niente form. I contatti sono un indirizzo e-mail, un numero di telefono, una mappa con le tre sedi su Via Ignazio Persico. Non c’è un modulo di contatto, una richiesta di iscrizione alla newsletter, un wizard di prenotazione. È una scelta editoriale: chi vuole parlarci, ci scrive. Il fatto che non ci sia un form sul sito è verificato da un test automatico che fallisce se qualcuno ne aggiunge uno per sbaglio: è una regola del progetto, non una dimenticanza.
Il dettaglio delle scelte estetiche
Da designer del nostro spazio fisico, ci siamo posti il problema dell’identità tipografica del sito con la stessa cura che riserviamo agli allestimenti in galleria. Sei caratteri convivono nel sito, ciascuno con un ruolo preciso. Inter Tight è il carattere dei titoli; Inter è il carattere dell’interfaccia minore — date, etichette, footer; IBM Plex Mono è il carattere dei testi lunghi e dei codici dei progetti, e dà al sito l’aria di laboratorio digitale che ci appartiene. Poi ci sono due eccezioni di sezione: DM Mono caratterizza la pagina Network, dove ospitiamo le community con cui collaboriamo; Old Standard TT appare solo nelle voci del glossario, dove evoca volutamente l’estetica di un vocabolario italiano stampato. Un sesto carattere, Major Mono Display, è caricato ma usato con parsimonia, riservato per gli accenti editoriali.
I caratteri sono tutti self-hosted: vivono nel nostro repository, vengono serviti dal nostro dominio, non lasciano traccia su servizi di terze parti. È un dettaglio che pesa pochi chilobyte in più sul primo caricamento ma che restituisce alla pagina la sua autonomia.
La palette è essenziale: nero e bianco, una variante calda di bianco per le superfici grandi, qualche grigio per le linee sottili, e un solo colore di accento — un giallo netto, #FFD60A — che segnala gli stati interattivi: il passaggio del mouse, una voce del glossario aperta, un link da seguire. Una grammatica visiva ridotta all’osso, costruita per durare.
Un manifesto che si ascolta
La home, prima di tutto il resto, è un atto editoriale. Chi arriva su chirale.it non incontra uno slogan e un grande bottone: incontra una scena silenziosa che aspetta un gesto. Clicca per innescare. Un secondo click avvia un brano che abbiamo chiamato CONCORDE — Manifesto chirale, episodio uno: cinque oscillatori a bassa frequenza, una forma d’onda di duecentocinquantasei campioni, un livello di polvere e respiro, una mesh che pulsa nello spazio. Trenta secondi che traducono in suono e geometria quello che facciamo nei laboratori.
Non è un sottofondo decorativo, è un manifesto eseguibile. L’idea è che il sito di un centro di ricerca su arti numeriche e fabbricazione digitale debba comportarsi come uno strumento, non come una brochure. Per chi non vuole o non può ascoltare, l’animazione visiva è opzionale e rispetta prefers-reduced-motion: se il sistema operativo chiede meno movimento, la scena resta ferma. La sostanza editoriale non dipende dall’audio: serve a chi sceglie di entrarci dentro.
Cosa abbiamo imparato
Aprire un sito come questo, in una redazione composta da chi scrive il codice, chi scrive i testi, chi sceglie le immagini, costringe a un tipo di coordinamento che non è quello di una piattaforma. Non c’è un’interfaccia amica che ti guida: c’è un repository, un linguaggio di markup, una pipeline. In compenso, ogni decisione resta visibile: una modifica è un commit, una scelta è un file, un’eccezione è una nota nei commenti. Il sito è insieme il prodotto e la documentazione del suo processo.
In questo senso il nuovo chirale.it è coerente con tutto il resto di quello che facciamo nei laboratori: la formazione che alimenta la ricerca, la ricerca che diventa produzione, la produzione che genera nuovi contenuti formativi. Lo strumento che usate per leggere queste righe è anche lui un piccolo prototipo, costruito con gli stessi gesti che insegniamo. Una galleria di processo, esposta in vetrina.
Non è un caso che questo articolo si trovi nella sezione del nostro sito che si chiama Test before invest. È il servizio con cui accompagniamo imprese e istituzioni a provare una tecnologia, un materiale, un processo, prima di investirvi su scala. Lo abbiamo applicato per primi a noi.
Se la storia che abbiamo raccontato qui può servire al vostro lavoro — un sito da rifare, un’idea da testare, un processo da rivedere — siamo a disposizione nei laboratori, oppure all’indirizzo info@chirale.it.