NFT e CryptoArte: Tecnologia Blockchain per il nuovo mercato dell’Arte

Spazio Chirale Trends   •   26 aprile, 2021

Nel mese di maggio, la celebre Casa d’Aste Christie’s durante la 21th Century Evening Sale, batterà all’incanto un lotto di 9 immagini digitali, 24 X 24 pixel, raffiguranti altrettanti CryptoPunk realizzati dal collettivo Larva Labs nel 2005 mediante un software generativo.

Il prezzo stimato è previsto tra i 7 e gli 8 milioni di dollari, la transazione sarà garantita da un certificato di originalità e proprietà in formato NFT (Non Fungible Token) e supportata dalla tecnologia Blockchain e per l’occasione Christies’ accetterà pagamenti in criptovaluta oltre che in dollari.

Secondo Noah Davis, specialista di Arte Contemporanea e del Dopoguerra, presso la sede newyorkese di Christie’s si tratta di un evento di portata storica: “Con questo lotto speciale nell’ambito della 21th Century Evening Sale l’avvento della CryptoArte è realmente e indiscutibilmente tra noi. Benvenuti nel futuro!“.

Ma cosa sono i NFT e in che modo la tecnologia Blockchain permette di rendere uniche le opere d’arte digitali?

Quali sono i problemi connessi alla riproducibilità delle opere digitali e perché improvvisamente il mercato dell’arte sembra essere in agitazione su questi temi?

Perché anche noi stiamo per lanciare un’importante iniziativa in questo campo?

Il problema è piuttosto articolato e la comprensione di quello che oramai sembra essere un processo irreversibile nel mercato dell’arte richiede sicuramente un’evoluzione della nostra mentalità.

Per comprenderlo partiamo dalla tecnologia e iniziamo dalla Blockchain. Cos’è una blockchain e qual’è la sua relazione con le transazioni di pagamento?

La tecnologia blockchain (letteralmente catena di blocchi) è stata definita con il primo progetto di criptovaluta: il BitCoin.

L’obiettivo del creatore dei BitCoin era quello di realizzare una moneta elettronica che non fosse controllata da una singola entità centrale come avviene con le valute convenzionali.

Nelle valute convenzionali come l’EURO il valore convenzionale è legato a dei certificati emessi e stampati da una Banca Centrale che ne decide le quantità presenti sul mercato, cioè in circolazione, ne stabilisce la forma (banconote di diverso taglio) e le modalità di ritiro.

Anche quando le transazioni avvengono in forma elettronica, il valore scambiato fa riferimento ad un equivalente quantità di moneta che in qualche modo sarà stampata su banconote depositate fisicamente o virtualmente presso operatori autorizzati dalla Banca Centrale.

La valuta ha il suo valore poiché tutti noi, convenzionalmente, concordiamo che tale valore debba essere attribuito alle banconote e implicitamente attribuiamo fiducia alla banca centrale e alle sue regole.

Anche nel caso delle criptovalute come il BitCoin, il relativo valore è frutto di una convenzione e quindi un accordo tra tutti gli attori coinvolti in una transazione monetaria, ma al contrario della valuta convenzionale, non esiste un’Entità Centrale che governa la moneta. L’autenticità di una transazione non può quindi essere garantita da un qualche certificato, digitale o fisico, emesso e autenticato da un organismo ritenuto autorevole.

Come è possibile garantire che uno scambio di BitCoin (o altra criptovaluta) sia autentico? Se non esistono banconote e soggetti autorizzati al loro deposito, come possiamo essere sicuri che il pagatore disponeva effettivamente della somma pagata? Come distinguo un BitCoin autentico da una qualsiasi informazione digitale dello stesso formato?

È qui che entra in gioco la Blockchain. Una blockchain è un file digitale, pubblicamente accessibile, costituito da una concatenazione di record, chiamati blocchi, ciascuno dei quali rappresenta una transazione. I blocchi della catena sono collegati utilizzando tecniche avanzate di crittografia. La posizione di ogni blocco nella catena è significativa così come le chiavi crittografiche che ne autenticano contenuto e posizione.

Dove è memorizzato questo file? Chi lo gestisce?

Il sistema prevede che alla gestione della blockchain partecipino una grande moltitudine di utenti. Chiunque può mettere a disposizione un proprio computer, basta essere connessi ad Internet e avere installato un apposito software.

Il file è quindi presente in molteplici copie distribuite su un gran numero di computer. Ogni volta che un sistema effettua una nuova transazione, invia pubblicamente un messaggio a tutti i computer collegati e attivi sulla blockchain. Un insieme complicato e sofisticato di protocolli decide quali sistemi sono chiamati ad elaborare la transazione e ad aggiungere il nuovo blocco sulla catena dopo aver generato i codici crittografici. In breve tempo tutti i computer che partecipano alla gestione della blockchain sincronizzeranno le proprie copie locali del file che contiene la catena.

La cosa è sicuramente complessa, ma la tecnologia funziona ed è tanto più sicura quanti più sono i nodi che partecipano al sistema. La Blockchain è di fatto un grande registro pubblico condiviso. L’attendibilità del registro è estremamente elevata, poiché per falsificare una informazione sarebbe necessario rompere una crittografia complessa sulla maggioranza dei computer che partecipano alla gestione, cosa nella pratica impossibile.

Nel caso del BitCoin la relativa blockchain è stata progettata per rappresentare esclusivamente scambi di denaro. Un blocco può rappresentare l’emissione di un nuovo BitCoin (il processo di emissione è gestito da un apposito algoritmo pseudocasuale che ricompensa i computer che mettono a disposizione del sistema le proprie risorse, in gergo tale processo si chiama mining) oppure una transazione di trasferimento di una certa quantità di BitCoin da un conto elettronico ad un altro (i conti sono anonimi e chiamati wallet).

Il denaro è un bene fungibile. Con questo termine, in Economia, si indica un bene che è caratterizzato solo dal suo valore ma non ha una sua unicità: se Alice presta 10 euro a Bob utilizzando una specifica banconota da 10 euro, non è necessario che Bob le restituisca esattamente la stessa banconota, Bob può restituire un qualsiasi insieme di monete o banconote il cui valore complessivo sia pari a 10 Euro. Conta il valore non l’oggetto utilizzato per rappresentarlo.

Al contrario, un contratto di compravendita o un certificato di autenticità emesso da un artista per la sua opera sono beni non fungibili, in quanto hanno un proprio valore specifico e non possono essere sostituiti con altri file o documenti diversi.

La blockchain di BitCoin può gestire solo blocchi relativi ad informazioni (token) fungibili.

Ispirandosi al progetto BitCoin sono state sviluppati altri standard di tipo blockchain più articolati e in grado di gestire anche transazioni che sono identificabili da certificati digitali (token) non fungibili.

La blockchain Ethereum, ad esempio, è progettata per gestire anche i cosiddetti smart contract, che sono assimilabili a registrazioni notarili di contratti. I blocchi della blockchain Ethereum possono quindi contenere token non fungibili (NFT).

Attraverso gli NFT è quindi possibile gestire la registrazione di contratti di compravendita o di certificazioni di autenticità con le stesse caratteristiche di sicurezza delle transazioni economiche effettuate con criptovalute come i BitCoin o gli Eth, che sono la moneta usata sulla blockchain Ethereum. In questo caso, quindi, oltre alle banche vengono anche disintermediati soggetti come i Notai o i Registri Catastali.

Se abbiamo compreso questo passaggio, possiamo comprendere come Christie’s sia in grado di trattare la vendita di un file digitale contenente una bitmap rappresentante un CyberPunk.

I passaggi sono i seguenti:

  • L’autore dell’opera digitale genera un Token Non Fungibile contenente informazioni che si riferiscono in modo univoco al file dell’immagine, ad esempio usando un algoritmo di digest. Tale Token rappresenta il certificato che attesta il possesso dell’opera. Il Token viene inserito nella Blockchain (ad esempio Ethereum) e da questo momento è unico e perfettamente riconoscibile e verificabile da tutti. Il Token appartiene al suo creatore, cioè al wallet dell’Artista
  • La Casa d’Aste batte la vendita e il compratore effettua il pagamento (con transazione ordinaria in dollari o con criptovaluta).
  • Viene generata la transazione di trasferimento del Token Non Fungibile dal wallet dell’Artisa a quello del Compratore. Da questo momento chiunque può verificare che il Token che attesta la proprietà sia associato al wallet del Compratore.
  • Chiunque può duplicare, stampare, visualizzare il file dell’Artista, il sistema non serve a prevenire la copia. chiunque può continuare ad avere una copia del file, ma solo il Compratore potrà attestare di esserne il Proprietario.

Tutto ciò vi sembra assurdo?

Vi state chiedendo perché dovreste sborsare 7 milioni di dollari per avere la “proprietà” di un immagine che chiunque può scaricare sul proprio PC?

Se non riuscite a trovare una risposta sensata è solo perché probabilmente siete dei boomer o pensate come dei boomer.

Facciamo noi una domanda a voi.

Perché i collezionisti sborsano milioni di dollari per avere la proprietà di un dipinto di Van Googh che si trova in un museo e resterà nel museo visibile a tutti?

Benevenuti nel futuro!

Nel frattempo, abbiamo dedicato una puntata del nostro Friday Splash al tema trattato in questo articolo.

Se vi siete persi la diretta social, potete rivedere l’evento nel video qui sotto. Gli ospiti sono stati come sempre eccezionali:

Fabio Giampietro, Artista italiano classe 1974 uno dei pionieri dell’arte digitale nella blockchain – Fabiola Iraci Gambazza dello studio E-Lex nei settori di data protection e di proprietà intellettuale. – Stefano Monti Economista culturale, imprenditore ed editore (Monti & Taft)